I Greci più premurosi non hanno limitato il mito Promethean all'idolo ed alle immaginazioni antropomorfiche, ma è passato in una concezione morale ed abbiamo una prova di questa transizione in AEschylus.

Infatti, come Silvestro Centofonti osserva in una conferenza sul le caratteristiche di letteratura greca, la grande figura del PROMETHEUS AEschylean è una personificazione poetica di pensiero e dei relativi destini misteriosi nella sfera di vita complessivamente. In primo luogo, nella relativa esistenza eterna, come forza primitiva ed organica nel sistema del mondo; allora per le cose umane, impastoiato dai legami di civilizzazione e conforme alle necessità, ai desideri ed alle malvagità che costantemente, risultano dall'unione di anima e dalla materia in mortals insoddisfatti. Il pensiero è in se la fonte di cure di tormento in questa schiavitù terrena, tuttavia il senso di potere la rende invincibile, ditta nel relativo scopo resistere a tutte le sofferenze, per essere superiore a tutti gli eventi; assicurato di libertà futura e sempre sul senso realizzarlo ritornando alla grandiosità della relativa perfezione innata; infine raggiungendo a questa condizione felice, agitando fuori da tutti i legami di asservimento e cure ansiose del regno dello Zeus ed ottenendo una vita perfetta con le ispirazioni della saggezza, quando i giri dei cieli dovrebbero riempire la terra di potere divino e ristabilire la felicità dei periodi primigenii. È evidente che in questa tragedia prodigiosa AEschylus è principale noi alla verità in un senso triplo: estetico, morale politico e cosmico. L'idea suprema che riassume l'intero valore della composizione è forse quella dell' reciprocità inevitabile di azione e di reazione fra la mente e l'efficace forza, fra il providence primitivo della natura e le leggi successive di arte, sia nella civilizzazione dell'umanità che nell'ordine e nella durata dell'universo.

In questo modo lo sviluppo del mito speciale è stato trasformato nella poesia dall'intreccio, dall'accumulazione e dalla fusione con altri miti e nelle menti di più alto ordine era resolved in un'allegoria o in un simbolo delle forze della natura, nelle leggi providential o in una concezione morale.

Questa legge di trasformazione progressiva inoltre si presenta nelle modifiche successive del significato speciale delle parole, per quanto indicano non solo la cosa in se, ma dell'immagine che ha provocato radici primitive. Per un istante lungo, coloro che ha sentito la parola erano non solo coscienti dell'oggetto che ha rappresentato, ma della relativa immagine, che si è trasformata in così in una fonte di godimento estetico a loro. Mentre il tempo ha acceso, questa immagine più non è stata riprodotta e l'indicazione nuda rimanente, fino a che la parola non perdesse gradualmente tutta la rappresentazione materiale ed è stato un segno algebrico, che soltanto ha ricordato l'oggetto in questione alla mente.

Quando, per esempio, ora usiamo la parola (_coltello_), _coulter_, lo strumento indicato da questo segno fonetico immediatamente ricorre alla mente ed a nient'altro; l'intelligenza non vederebbe scorrettezza nell'uso di un certo altro segno se fosse generalmente comprensibile. Ma nei tempi di discorso primitivo, gli inventori di questo strumento maleducato erano coscienti dell'immagine materiale che la ha provocata ed erano similarmente coscienti di tutte le immagini cognate che hanno diverso dalla stessa radice e in questo modo di un breve ma il dramma chiaro è stato presentato all'immaginazione.