Le prime manifestazioni delle idee mythical devono essere considerate nell'uomo come animale; cioè come il risultato delle sue richieste spontanee con il mondo, indipendentemente dalla facoltà psichica particolare a sè, dopo che aveva acquistato da sviluppo successivo della mente e del corpo la facoltà e l'abitudine della riflessione. Questa prima fase non coinvolge alcun feticcio definito, cioè, una credenza immediata in un oggetto speciale che impiega la relativa influenza sull'anima umana, anche quando è a distanza e non visto: un tal feticcio è una fase secondaria nello sviluppo umano. Le prime rappresentazioni mythical degli animali e dell'uomo, per quanto la sua natura animale è interessata, non sono limitate agli oggetti fissi, che possono essere mantenuti nella mente come operatore in tutte le circostanze; sono indefinite e diffuso con tutti i fenomeni che sono successivamente percepito e vivified. Il vento non visto che si leva e cadute, la nube commovente, il lampo e ruggito di tuono, alba, la torrente scorrente veloce--quando qualcuno di questi cose sono percepite dagli animali e dall'uomo primitivo, sono dotate di vita soggettiva e sono supposte comportarsi con scopo intenzionale; e questa è la prima forma di mito. Ma quando non sono assenti (io qui parlare della natura animale dell'uomo) non rimangono nella mente come esseri persistenti a cui il tributo di culto ispirato da speranza o da timore deve essere pagato; questi ed altri fenomeni ispirano soltanto tali sentimenti quando sono realmente presenti.

È distinzione inutile che corrispondo fra la prima forma vaga ed intermittente di mito suggerita dai fenomeni realmente presenti e quella della prima fase di feticcio: questa distinzione contrassegna la differenza fra la rappresentazione mythical degli animali e la classificazione ed il processo riflettente particolari all'uomo.

Comte era il primo da rilevare, abbastanza fortuito, che gli animali potrebbero a volte raggiungere all'idea di un feticcio; Darwin ha dato il caso di un cane che è stato spaventato tramite il movimento di un ombrello aperto in un prato, anche se è rimanere calmo quando era unshaken dal vento; ed i tre-quarti anteriori del Herbert, accettanti parzialmente queste idee, adducono due in qualche modo simili casi del comportamento dei cani. Sembra a noi che questi grandi uomini si sbaglino da un lato nel supporre che la prima origine essenziale del mito non deve essere trovata nel regno animale e d'altro canto dentro ammesso che questi fatti hanno soltanto un valore del _accidental_ e che gli animali acquistano soltanto occasionalmente una coscienza vaga del feticcio.

Quei lettori che sono andato finora con noi percepiranno correttamente che questi non erano incidenti puri dell'avvenimento raro nella vita animale, ma che sono l'effetto necessario della rappresentazione mythical nella relativa prima fase, anche se non possono in alcun senso essere supposte per essere prodotto da feticismo, cosiddetto. Per se il cane fosse spaventato ed agitato tramite il movimento dell'ombrello, o si è allontanato via, come i tre-quarti anteriori del Herbert ci dicono, dal bastone quale ha avuto ferita lui mentre stava giocando con esso, esso era perché un movimento o un dolore insolito ha prodotto da un oggetto a cui l'abitudine lo aveva reso indifferente, destato nell'animale il senso congenito della soggettività intenzionale dei fenomeni e questa è realmente la prima fase del mito e non della relativa forma successiva di feticismo.