Da questi esempi ed effettivamente dai noi potrebbe dire dal tutto di discorso, particolarmente se andiamo indietro al valore primitivo delle parole ed alle loro radici, compare a ché uomo ampio di limite originale ha proiettato egli stesso, la sua coscienza, emozioni e scopi nelle cose inanimate; e come, anche nelle circostanze storiche della civilizzazione, ancora personifica il mondo ed attribuisce ad esso le forme di suoi propri corpo e membra.

Di nuovo, abbiamo indicato chiaramente che l'uomo, dal reduplication intrinseco della sua facoltà psichica, spontaneamente mantiene e personifica l'illusione interna generata tramite una tal proiezione degli oggetti naturali speciali sulla sua percezione. Nella genesi di tali feticci ed anche quando, da uno sforzo della volontà, li ricorda alla sua mente, questa facoltà con i relativi elementi costituenti è introdotta in azione. Infatti, quando l'immagine è ricordata alla mente, è rappresentata come il fenomeno esterno; e conseguentemente coinvolge e genera la cosa di cui il fenomeno è la maglia esterna, cioè, il relativo potere causativo; e in questo modo il processo obiettivo della relativa formazione interiormente è riprodotto. Poiché la realtà cosmica è riprodotta così idealmente, l'interno la sostanza del feticcio presuppone un potere realmente efficace, se nella relativa forma estrinseca, o nella relativa immagine intrinseca e in questo modo nelle superstizioni primitive abbia avuto loro fonte.

Nel caso dell'uomo selvaggio e primitivo l'immagine interna del feticcio senza relativa presenza corporea è, a causa del processo già descritto, non soltanto valido come entità reale, ma si trasforma in in un misterioso apparizione nella sfera dell'immaginazione, in un senso analogo alla nostra credenza nella realtà delle cose vedute in un sogno o nei momenti di allucinazione. Ciò compare nella storia di tutto il passato e presente della gente, da dove è determinato che personificazioni formate primitive dell'uomo non solo degli oggetti esterni e delle sue proprie emozioni, ma anche delle loro immagini, come sono stati mantenuti nella sua memoria. In entrambi casi la sequenza dei tre elementi dell'apprensione, il fenomeno, oggetto e causa, è dovuto la stessa facoltà unica; in una parola, la percezione interna è identica nella relative genesi e leggi con quella che è esterno.

Questi non sono gli unici risultati che seguano dall'esercitazione di questa facoltà. Tramite l'azione di classificazione spontanea della nostra intelligenza aumentiamo dalla percezione degli oggetti e dei fenomeni speciali e diversi ai loro vari tipi e quindi ad un mondo interno ed ideale delle rappresentazioni specifiche, come se questi siano stati poteri causativi, informando il gran numero dei fenomeni analoghi e simili in cui sono manifestate. Questi tipi specifici, che sono più forte presenti all'immaginazione nell'esercitazione primitiva dell'intelligenza, inoltre diventano personificati e generano che cosa è denominato polytheism in tutte le relative forme, variando secondo le corse, le date, le località ed i rispettivi stati della moralità e della civilizzazione in cui sono trovati.

La stessa facoltà psichica e gli stessi elementi sono necessaria per la personificazione di tali tipi o idoli. I tre elementi compaiono nella loro sequenza adeguata anche nelle illusioni amorfe che questi tipi prima ombra avanti e che successivamente sono perfezionate e comprese nella forma umana. Per la coscienza della forma esterna esiste sempre nella prima concezione vaga e nebulosa dell'illusione che gradualmente compare e si formula nell'immaginazione chiara; e quindi segue la maglia fenomenale, che, come di consueto, genera oggetto corrispondente, informato con un potere causativo. Questo processo mostra chiaramente ed in effetti costituisce, l'essenza del mito.