Nel discorso comune, anche a questo giorno, tutti gli uomini, sia imparati che disimparati, parlare delle cose inanimate come se abbiano avuti la coscienza ed intelligenza. Mentre questo modo di espressione testimonia il all'origine estremamente iniziale della personificazione generale degli oggetti naturali, inoltre indica che neppure ora la nostra intelligenza non emancipated da una tal abitudine ed il nostro discorso incosciente mantiene la vecchia abitudine. Così denominiamo il tempo buon e difettoso, il vento pazzo (_pazzo_) o furioso, il mare perfido, le acque insidiose; una pietra è obstinate, se non possiamo spostarli facilmente ed inveigh contro tutti i generi di ostacoli materiali come se potrebbero sentirli. Denominiamo la stagione inconstant o polso, la malinconia del sole e poco disposto a lucidare e diciamo che il cielo minaccia la neve. Diciamo che alcune piante sono consumate dal calore, che alcuni terreni sono indomitable, che la terra bene coltivata non è più selvaggia, che in una buona stagione l'intero paesaggio sorride e salta per la gioia. Un fiume è denominato ostile e un lago inghiotte in su gli uomini; la terra è assetata e succhia in su l'umidità e le piante temono il freddo. La gente di Pistoja dice che alcuni di olivo non riterranno battere, che sono impaurite di molte cose e che vivono sopra, disprezzando il corso degli anni. Di nuovo, dicono che di olivo non sono impauriti della lama di potatura e che si rallegrano nel relativo uso in una da una mano esperta. Migliaia di tali espressioni potrebbero essere addotte e facciamo riferimento i nostri lettori al lavoro del Giuliani, “toscano del vivente di _Linguaggio. _„
Né attribuiamo soltanto le nostre proprie sensibilità alle cose inanimate, ma inoltre le investiamo con le forme ed i membri del corpo umano. Parliamo della testa, della spalla, della schiena, o del piede di una montagna, di un braccio del mare, di una linguetta di terra, la bocca di un porto marittimo, di una caverna, o del cratere. Attribuiamo così ancora i denti alle montagne, una parte anteriore (_fronte_, fronte) ad una casa; ci è il sopracciglio (_ciglio_) di una fossa, l'occhio di cielo, una vena di metallo, le interiora di una montagna. Le alpi sono calve o scoprono, il terreno è spiegazzato, gli oggetti sono sinistri o l'inverso (_sinistra, destra_), [24] e una montagna è bue gigantesco dwarfish.
Nello stesso modo attribuiamo le nostre proprie funzioni alla natura. Il fiume mangia nella terra; il mulinello inghiotte tutto che sia gettato in esso ed il vento fischia, urla e geme; la torrente mormora, il sole nasce ed i dadi, i cieli aggrottano le sopracciglia, i campi sorridono. Questa abitudine inoltre è trasferita alle domande morali; e parliamo del cuore del domanda, l'idea principale, il corpo delle dottrine, i membri di un sistema filosofico; infondiamo la nuova anima in pensiero. La verità diventa evidente, un tema è sviscerata, pensato è zoppa, scienza è puerile. La storia parla chiaramente; ci è un embrione di conoscenza, una scienza vacillating; l'infanzia, gioventù, la maturità e la morte di una teoria; la moralità è stupida, lo spirito magro o acuto; la mente si adatta, logica è mutilata; ci è un conflitto delle idee, l'ispirazione di scienza, pensieri tronchi. Comunichiamo ancora della testa della calca, del piede dell'altare o del trono, del cuore del tumulto, del corpo di un esercito, di una falange, di calpestio nell'ambito del piede, del dovere, della decenza e della giustizia.
Nel discorso comune, anche a questo giorno, tutti gli uomini, sia imparati che disimparati, parlare delle cose inanimate come se abbiano avuti la coscienza ed intelligenza. Mentre questo modo di espressione testimonia il all'origine estremamente iniziale della personificazione generale degli oggetti naturali, inoltre indica che neppure ora la nostra intelligenza non emancipated da una tal abitudine ed il nostro discorso incosciente mantiene la vecchia abitudine. Così denominiamo il tempo buon e difettoso, il vento pazzo (_pazzo_) o furioso, il mare perfido, le acque insidiose; una pietra è obstinate, se non possiamo spostarli facilmente ed inveigh contro tutti i generi di ostacoli materiali come se potrebbero sentirli. Denominiamo la stagione inconstant o polso, la malinconia del sole e poco disposto a lucidare e diciamo che il cielo minaccia la neve. Diciamo che alcune piante sono consumate dal calore, che alcuni terreni sono indomitable, che la terra bene coltivata non è più selvaggia, che in una buona stagione l'intero paesaggio sorride e salta per la gioia. Un fiume è denominato ostile e un lago inghiotte in su gli uomini; la terra è assetata e succhia in su l'umidità e le piante temono il freddo. La gente di Pistoja dice che alcuni di olivo non riterranno battere, che sono impaurite di molte cose e che vivono sopra, disprezzando il corso degli anni. Di nuovo, dicono che di olivo non sono impauriti della lama di potatura e che si rallegrano nel relativo uso in una da una mano esperta. Migliaia di tali espressioni potrebbero essere addotte e facciamo riferimento i nostri lettori al lavoro del Giuliani, “toscano del vivente di _Linguaggio. _„
Né attribuiamo soltanto le nostre proprie sensibilità alle cose inanimate, ma inoltre le investiamo con le forme ed i membri del corpo umano. Parliamo della testa, della spalla, della schiena, o del piede di una montagna, di un braccio del mare, di una linguetta di terra, la bocca di un porto marittimo, di una caverna, o del cratere. Attribuiamo così ancora i denti alle montagne, una parte anteriore (_fronte_, fronte) ad una casa; ci è il sopracciglio (_ciglio_) di una fossa, l'occhio di cielo, una vena di metallo, le interiora di una montagna. Le alpi sono calve o scoprono, il terreno è spiegazzato, gli oggetti sono sinistri o l'inverso (_sinistra, destra_), [24] e una montagna è bue gigantesco dwarfish.
Nello stesso modo attribuiamo le nostre proprie funzioni alla natura. Il fiume mangia nella terra; il mulinello inghiotte tutto che sia gettato in esso ed il vento fischia, urla e geme; la torrente mormora, il sole nasce ed i dadi, i cieli aggrottano le sopracciglia, i campi sorridono. Questa abitudine inoltre è trasferita alle domande morali; e parliamo del cuore del domanda, l'idea principale, il corpo delle dottrine, i membri di un sistema filosofico; infondiamo la nuova anima in pensiero. La verità diventa evidente, un tema è sviscerata, pensato è zoppa, scienza è puerile. La storia parla chiaramente; ci è un embrione di conoscenza, una scienza vacillating; l'infanzia, gioventù, la maturità e la morte di una teoria; la moralità è stupida, lo spirito magro o acuto; la mente si adatta, logica è mutilata; ci è un conflitto delle idee, l'ispirazione di scienza, pensieri tronchi. Comunichiamo ancora della testa della calca, del piede dell'altare o del trono, del cuore del tumulto, del corpo di un esercito, di una falange, di calpestio nell'ambito del piede, del dovere, della decenza e della giustizia.