Che meraviglia, allora, se molto recentemente un appello sia fatto a statistiche per lo scopo profondo insensato di indicare che la formazione è di nessuna merce--che diminuisce nè la miseria nè il crimine fra le masse dell'umanità? Rispondo, perché dovrei la cosa che è stato denominato formazione fa quello o l'altra? Se sono un furfante o uno sciocco, insegnarmi a leggere e scrivere non lo farà di meno di uno o dell'altro--a meno che qualcuno mi mostri come mettere la mie lettura e scrittura agli scopi saggi e buoni.

Supporre che qualunque sia stato di sostenere che la medicina è inutile, perché potrebbe essere dimostrato statisticamente, che la percentuale delle morti era appena la stessa fra la gente che era stata insegnata a come aprire una cassa di medicina e fra coloro che non ha fatto così tanto come conoscere la chiave da vista. La discussione è irragionevole; ma non è più assurda di quella contro cui sto contendendomi. L'unica medicina per la sofferenza, il crimine e tutta la altra noia dell'umanità, è la saggezza. Insegnare ad un uomo a leggere e scrivere ed avete messo nelle sue mani le grandi chiavi della scatola di saggezza. Ma è un'abbastanza altra materia se apre mai la scatola oppure no. Ed è come probabilmente avvelenare quanto alla cura egli stesso, se, senza consiglio, inghiotte la prima droga che viene a passare. In questi periodi un uomo può pure essere purblind, come incapace di leggere--lamè, come incapace di scrivere. Ma protesto che, se pensassi l'alternativa fosse necessaria, io piuttosto che i bambini dei poveri dovrebbero svilupparsi in su ignari di entrambe queste arti vigorose, che quella che dovrebbero rimanere ignari di quella conoscenza a cui queste arti sono mezzi.