“Alla conclusione della sua conferenza, ha incoraggiato sempre suo allievi per esprimere i loro sentimenti riguardante l'argomento di esso e per sollecitare qualsiasi obiezioni a che cosa aveva trasportato, senza riserva. Lo soddisfaceva quando qualunque ha cominciato una tal conversazione. Per eccitare la discussione più libera, ha invitato occasionalmente gli allievi a bergli il tè con, per saggi l'opinioneare del argomenti di sue conferenze. Non ricordo che ha mostrato mai il meno fastidio alle più forti obiezioni che siano state fatte a che cosa ha trasportato, ma ricordo distintamente il sorriso di approvazione con cui le ha ricevute solitamente: né ha fatto non riesce a precisare, in un modo molto encouraging, l'ingegnosità o la forza di c'è ne rileva che siano stati fatti, quando hanno meritato questi caratteri. Il suo oggetto, così come il Dott. Aikin, era di agganciare gli allievi esaminare e decidere per se stesso, uninfluenced dai sentimenti di tutte le altre persone. “[2]

Sarebbe difficile da dare una migliore descrizione di un insegnante di modello che quella trasportata in queste parole.

A partire dai suoi giorni più in anticipo, Priestley aveva indicato un forte piegato verso lo studio sulla natura; ed il suo fratello Timothy ci dice che il ragazzo ha messo i ragni nelle bottiglie, di vedere quanto tempo vivrebbero nella stessa aria--un'anticipazione curiosa delle indagini sui suoi anni più tardi. A Nantwich, dove ha installato una scuola, Priestley li informa che ha comprato una pompa di aria, una macchina elettrica ed altri strumenti, nell'uso di cui lui ha insegnato ai suoi eruditi. Ma non sembra seriamente avere votato egli stesso a scienza fisica fino al 1766, quando ha avuto la grande fortuna per incontrare Benjamin Franklin, di cui l'amicizia mai in seguito ha goduto. Incoraggiante da Franklin, ha scritto “una storia dell'elettricità,„ che è stata pubblicata in 1767 e sembra incontrare considerevole successo.