Se il lettore fa o non ritiene competente per intraprendere la fabbricazione di un telescopio, può essere di interesse a lui sapere è fatto. In primo luogo, quanto ai principi generali in questione, è conosciuto generalmente che le parti realmente vitali del telescopio, che tramite la loro azione unita effettuano l'ufficio di ingrandimento dell'oggetto esaminato, sono due di numero, l'OBIETTIVO e l'OCULARE. Il precedente porta i raggi di luce che derivano dall'oggetto al fuoco in cui l'immagine dell'oggetto è formata. L'oculare permette all'osservatore di vedere questa immagine al migliore vantaggio.

Le funzioni dell'obiettivo come pure quelle dell'oculare possono, fino a un certo punto, ciascuna be sono effettuate da un singolo obiettivo. Galileo ed i suoi contemporanei hanno fatto i loro telescopi in questo modo, perché hanno saputo di nessun senso in cui due obiettivi potrebbero essere fatti per fare più meglio di uno. Ma ogni chi ha studiato l'ottica sa che la luce bianca che passa tramite un singolo obiettivo interamente non è portata allo stesso fuoco, ma che la luce blu verrà ad un fuoco più vicino l'obiettivo che la luce rossa. Ci, infatti, sarà una successione delle immagini, azzurro, verde, il colore giallo e colore rosso, corrispondente ai colori dello spettro. È impossible da vedere questi immagini differenti chiaramente allo stesso tempo, perché ciascuno di loro renderà tutti gli altri indistinti.

Il oggetto-vetro acromatico, inventato da Dollond, circa 1750, previene questa difficoltà e porta tutti i raggi quasi allo stesso fuoco. Quasi ogni uno ha interessato all'oggetto è informato che questo oggetto-vetro è composto di due obiettivi--concavo del vetro di alta qualità e convesso di parte-vetro, essere posteriore dal lato verso l'oggetto. Ciò è l'una parte vitale del telescopio, la costruzione di cui coinvolge il più grande difficoltà. Una volta in possesso di un oggetto-vetro perfetto, il resto del telescopio è un aspetto di abilità poco più costruttiva che là è la difficoltà nell'ordine.