La dottrina di sviluppo cosmico--la teoria che nei precedenti periodi è stata conosciuta generalmente come l'ipotesi nebulare--che i corpi celestiali sono stati costituiti dalla contrazione lenta delle masse nebulose heated, è indicato da tanti fatti che sembra a malapena possibile dubitarla escludere sulla teoria che le leggi della natura avévano luogo, ad un certo precedente tempo, differente da quelli che ora vediamo in funzione. Assegnando l'ipotesi evolutiva, ogni stella ha relativo corso della vita. Possiamo persino stabilire la legge da cui passa da infanzia alla vecchiaia. Tutte le stelle non hanno la stessa lunghezza di vita; la regola è che più grande la stella, o maggior la massa della materia che la compone, più lunga la volontà che resiste a. Finora, la scienza può fare nient'altro che precisa queste indicazioni di un inizio e la loro conseguenza inevitabile, che ci è di essere un'estremità alla luce ed al calore di ogni corpo celestiale. Ma nessun pensatore prudente può trattare un tal oggetto con la facilità della dimostrazione ordinaria. Il ricercatore può persino essere scusato se si leva in piedi muto con timore prima della creazione del suo proprio intelletto. Le nostre annotazioni esatte dei funzionamenti della natura estendono con i soltanto due o tre secoli e non raggiungono la a campione soddisfacente fino dentro ad un singolo secolo. l'esperienza nell'individuo è limitata ad alcuni anni ed oltre questo periodo deve dipendere dalle annotazioni dei suoi antenati. Tutta la sua conoscenza delle leggi della natura è derivata da questa esperienza molto limitata. Come può provare descrivere che cosa può andare sulle centinaia di milioni di anni nel passato? Può osare dire che la natura era la stessa allora di ora?
È un principio fondamentale della teoria dell'evoluzione, As sviluppato dal relativo più grande expounder recente, quella materia in se è eterna e quella tutti i cambiamenti che hanno avvenuto nell'universo, per quanto composto della materia, è a titolo di trasformazioni di questa sostanza eterna. Ma dubitiamo che qualunque filosofo fisico dell'oggi sia stato soddisfatto per accettare qualunque dimostrazione dell'eternità della materia. Tutto che abbia ammesso è che, per quanto la sua osservazione va, nessun cambiamento nella quantità di materia può essere prodotto tramite l'azione di tutta la causa conosciuta. Sembra essere ugualmente uncreatable ed indistruttibile. Ma, allo stesso tempo, ammetterebbe che suo che l'esperienza non di più non basta risolvere la domanda che l'osservazione di un animale per un giorno solo avrebbe risolto la domanda di durata della relativa vita, o dimostrerebbe che ha avuto nè l'inizio nè estremità. Probabilmente ammetterebbe che persino la materia in se può essere un prodotto di sviluppo. L'astronomo lo trova difficile concepire che le grandi masse nebulose che vede negli spazi celesti-- milioni di periodi più grandi del sistema solare di tutto, tuttavia così inconsistente che offrono non all'ostruzione minima al passaggio di un raggio di luce con la loro intera lunghezza--situato in che cosa sembra essere una regione del freddo eterno, sotto qualche cosa che possiamo produrre sulla superficie della terra, tuttavia irradiando la luce e con esso il calore, come un corpo incandescente--può comporrsi dello stesso genere di sostanza che abbiamo intorno noi sulla superficie della terra. Chi sa ma che la proprietà radiante che Becquerel ha trovato in determinate forme di materia può essere un residuo di certa forma originale di energia che è inerente alle grandi masse cosmiche ed ha alimentato il nostro sole durante tutte le età richieste dal geologo per la struttura delle croste terrestri? Può essere quello in questo fenomeno che abbiamo la chiave al grande setaccio dell'universo, con cui i segreti del profounder della materia che c'è ne abbiamo penetrato saranno aperti agli occhi dei nostri successori.
La dottrina di sviluppo cosmico--la teoria che nei precedenti periodi è stata conosciuta generalmente come l'ipotesi nebulare--che i corpi celestiali sono stati costituiti dalla contrazione lenta delle masse nebulose heated, è indicato da tanti fatti che sembra a malapena possibile dubitarla escludere sulla teoria che le leggi della natura avévano luogo, ad un certo precedente tempo, differente da quelli che ora vediamo in funzione. Assegnando l'ipotesi evolutiva, ogni stella ha relativo corso della vita. Possiamo persino stabilire la legge da cui passa da infanzia alla vecchiaia. Tutte le stelle non hanno la stessa lunghezza di vita; la regola è che più grande la stella, o maggior la massa della materia che la compone, più lunga la volontà che resiste a. Finora, la scienza può fare nient'altro che precisa queste indicazioni di un inizio e la loro conseguenza inevitabile, che ci è di essere un'estremità alla luce ed al calore di ogni corpo celestiale. Ma nessun pensatore prudente può trattare un tal oggetto con la facilità della dimostrazione ordinaria. Il ricercatore può persino essere scusato se si leva in piedi muto con timore prima della creazione del suo proprio intelletto. Le nostre annotazioni esatte dei funzionamenti della natura estendono con i soltanto due o tre secoli e non raggiungono la a campione soddisfacente fino dentro ad un singolo secolo. l'esperienza nell'individuo è limitata ad alcuni anni ed oltre questo periodo deve dipendere dalle annotazioni dei suoi antenati. Tutta la sua conoscenza delle leggi della natura è derivata da questa esperienza molto limitata. Come può provare descrivere che cosa può andare sulle centinaia di milioni di anni nel passato? Può osare dire che la natura era la stessa allora di ora?
È un principio fondamentale della teoria dell'evoluzione, As sviluppato dal relativo più grande expounder recente, quella materia in se è eterna e quella tutti i cambiamenti che hanno avvenuto nell'universo, per quanto composto della materia, è a titolo di trasformazioni di questa sostanza eterna. Ma dubitiamo che qualunque filosofo fisico dell'oggi sia stato soddisfatto per accettare qualunque dimostrazione dell'eternità della materia. Tutto che abbia ammesso è che, per quanto la sua osservazione va, nessun cambiamento nella quantità di materia può essere prodotto tramite l'azione di tutta la causa conosciuta. Sembra essere ugualmente uncreatable ed indistruttibile. Ma, allo stesso tempo, ammetterebbe che suo che l'esperienza non di più non basta risolvere la domanda che l'osservazione di un animale per un giorno solo avrebbe risolto la domanda di durata della relativa vita, o dimostrerebbe che ha avuto nè l'inizio nè estremità. Probabilmente ammetterebbe che persino la materia in se può essere un prodotto di sviluppo. L'astronomo lo trova difficile concepire che le grandi masse nebulose che vede negli spazi celesti-- milioni di periodi più grandi del sistema solare di tutto, tuttavia così inconsistente che offrono non all'ostruzione minima al passaggio di un raggio di luce con la loro intera lunghezza--situato in che cosa sembra essere una regione del freddo eterno, sotto qualche cosa che possiamo produrre sulla superficie della terra, tuttavia irradiando la luce e con esso il calore, come un corpo incandescente--può comporrsi dello stesso genere di sostanza che abbiamo intorno noi sulla superficie della terra. Chi sa ma che la proprietà radiante che Becquerel ha trovato in determinate forme di materia può essere un residuo di certa forma originale di energia che è inerente alle grandi masse cosmiche ed ha alimentato il nostro sole durante tutte le età richieste dal geologo per la struttura delle croste terrestri? Può essere quello in questo fenomeno che abbiamo la chiave al grande setaccio dell'universo, con cui i segreti del profounder della materia che c'è ne abbiamo penetrato saranno aperti agli occhi dei nostri successori.