Per per riassumere, allora e concludere. Gli chiederei di vedere il collegamento fra le parole e le idee, come in primo luogo arbitrario. Nessun dubbio in alcuni casi un'imitazione del grido di un certo uccello o bestia selvaggia suggerirebbe il nome che dovrebbe essere attaccato ad esso; il suono di un funzionamento come molatura può influenzare occasionalmente la scelta delle lettere il g, r, come la radice di molte parole che denotano una molatura, grattando, afferrare, schiacciante, azione; ma capisco che il numero delle parole dovuto imitazione diretta sia comparativamente pochi e che pricipalmente sono state coniate come il risultato dei collegamenti così far-fetched e fantastici quanto all'importo praticamente a nessun collegamento affatto. Una volta che scelti, tuttavia, sono stati aderiti per ad un considerevole tempo fra gli abitanti in tutto il posto dato, in modo da essere riconosciuti come la linguetta volgare e sollevano prontamente nella mente degli abitanti di quel posto le idee con cui erano stati associati artificialmente.

Per quanto riguarda nostro potere ritenere ed il motivo senza parole, il duca di Argyll ha messo bene la materia come ancora ho veduto che ha dichiarato. “Sembra a me,„ lui ha scritto, “abbastanza sicuro che possiamo e costantemente pensiamo alle cose senza pensare a tutto il suono o esprimiamo come indicandole. La lingua sembra a me essere necessaria per il progresso di pensiero, ma per niente per l'atto puro di pensiero. È un prodotto di pensiero, di un'espressione di esso, di un veicolo per la comunicazione di esso e di un incorporamento che è essenziale al relativi sviluppo e continuità; ma sembra a me complessivamente errato considerare come una parte inseparabile di cogitation.„

I seguenti passaggi, sono citati ancora dal sir William Hamilton in proprio libro del professor Max Muller, con così tanto approvazione quanto a cavo uno per supporre che le differenze fra sè e suo gli avversari sono in realtà di meno che li crede per essere: -

“La lingua,„ dice sir W. Hamilton, “è l'attribuzione dei segni ai nostri cognitions delle cose. Ma poichè una cognizione deve già essere là prima che potrebbe ricevere un segno, conseguentemente quella conoscenza che è denotata dalla formazione e dall'applicazione di parola deve precedere il simbolo che la denota. Un segno, tuttavia, è necessario da dare la stabilità al nostro progresso intellettuale--a stabilire ogni punto nel nostro avanzamento come nuovo punto di partenza per il nostro avanzamento ad un altro di là. Un paese può essere sorpassato da un ospite munito, ma è conquistato soltanto dall'istituzione delle fortezze. Le parole sono le fortezze di pensiero. Ci permettono di realizzare il nostro dominio sopra che cosa già abbiamo sorpassato nel pensiero; per per rendere ad ogni conquista intellettuale la base dei funzionamenti per altri ancora di là. “