Gli animali più bassi, quindi, molti di loro, possiedono una parte della nostra propria lingua, benchè non possano parlarli e quindi non la possiedono così completamente come facciamo. Non possono dire “il pane,„ “carne,„ o “acqua,„ ma ci sono molti che imparino prontamente che idee devono attaccare a questi simboli quando sono presentate loro. È al minimo dire che un gatto non conosce che cosa l'uomo della gatto-carne significa quando dice “la carne.„ Il gatto sa parimenti, nè migliore nè più difettoso di l'uomo della gatto-carne fa e molto migliora che io stesso capisco molto che sia detto da qualche gente molto intelligente a Oxford o Cambridge. Ci è occupazione più allineare della lingua, valuta più autentica di discorso, fra un sayer e un sayee che si capiscono, benchè nessuni di loro possano dire una parola, che fra un sayer che può parlare con le linguette degli uomini e degli angeli senza essere chiaro del suo proprio significato e un sayee che può egli stesso emette le stesse parole, ma chi è soltanto nell'accordo imperfetto con il sayer quanto alle idee che le parole o i simboli che emette è inteso trasportare. La natura dei simboli conta per niente; la sostanza della materia è nell'armonia perfetta fra sayer e il sayee quanto all'importanza che deve essere associata con loro.

Il professor Max Muller ammette che ci ripartiamo con gli animali più bassi che cosa denomina una lingua impressionabile e continuiamo che possiamo denominare le loro interiezioni e lingua delle imitazioni se gradiciamo, poichè parliamo della lingua degli occhi o dell'eloquenza della natura muta, ma li avverte contro la confusione della metafora il fatto. È effettivamente metafora pura al colloquio dell'eloquenza della natura muta, o la lingua dei venti e fluttua. Non ci è intercommunion della mente con la mente per mezzo di un simbolo convenuto; ma è soltanto un apparente, non un reale, metafora per dire che due accoppiamenti degli occhi hanno parlato quando hanno segnalato ad uno un altro qualcosa quale entrambi capiscono. Uno scolaro nel paese per le feste vuole un altro piatto di pudding e non gradice fare domanda ufficialmente per più. Interferisce l'occhio del servo ed esamina il pudding; il servo capisce, prende il suo piatto senza una parola e gli ottiene alcuno. È metafora per dire che il ragazzo ha chiesto al servo di fare questo, o non sia piuttosto pedantry per insistere sulla lettera di un legame e per negare il relativo spirito, negando che lingua passata, per il fatto che i simboli hanno convenuto su ed approvato ad entrambi sono stati emessi e ricevuto stati dagli occhi e non per via orale e dalle orecchie? Quando la signora ha bevuto al signore soltanto con i suoi occhi e lui ha impegnato con suo, era nessuna conversazione perché ci era nè nome nè verbo? Gli occhi sono verbi ed i vetri di vino sono buoni nomi abbastanza come fra coloro che capisce uno un altro. Se le idee che li sono alla base di sono espresse e si trasportano dal eyeage o dal tonguage è un particolare che importa niente.