_Identity [di Sidenote] di gusto e del genio. _

È chiaro dal teorema preceding, quello che l'attività giudiziaria, che critica e riconosce il bello, è identica con quella che lo produce. L'unica differenza si trova nella diversità di circostanze, poiché nell'un caso è una questione di produzione estetica, nell'altra della riproduzione. L'attività giudiziaria è denominata _taste_; l'attività produttiva è denominata _genius_: il genio ed il gusto sono sostanzialmente quindi _identical_.

L'osservazione comune, quella il critico dovrebbe possedere alcuno del genio dell'artista e quella l'artista dovrebbe possedere il gusto, rivela un'occhiata di questa identità; o quello là esiste un gusto (produttivo) attivo e un gusto (riproduttivo) passivo. Ma una smentita di questa è contenuta in altre osservazioni ugualmente comuni, come quando la gente parla del gusto senza genio, o del genio senza gusto. Queste ultime osservazioni sono insignificante, a meno che be siano prese come alludendo a quantitativo differenze. In questo caso, quelli sarebbero denominati genii senza gusto che producono le opere d'arte, ispirate nelle loro parti di culminazione e trascurato e difettoso nelle loro parti secondarie ed in quegli uomini del gusto senza genio, che riescono a ottenere determinati effetti isolati o secondari, ma non avere il potere necessario per una sintesi artistica ampia. Le spiegazioni analoghe possono essere date facilmente di altre simili proposte. Ma presupporre una differenza notevole fra il genio ed il gusto, fra produzione artistica e la riproduzione, renderebbe comunicazione e giudizio egualmente inconcepibili. Come potremmo giudicare che cosa è rimanere estraneo a noi? Come potrebbe quello che è prodotto da un'attività data essere giudicato da un'attività differente? Il critico sarà un piccolo genio, l'artista un grande genio; quello avrà la resistenza di dieci, l'altra di cento; il precedente, per alzarsi all'altezza degli ultimi, avrà bisogno della sua assistenza; ma la natura di entrambe deve essere la stessa. Per giudicare Dante, dobbiamo alzarci al suo livello: lasciate esso be è capito bene che empiricamente non siamo Dante, né Dante noi; ma in quel momento di giudizio e il proposito, il nostro spirito è uno con quello del poeta ed in quel momento noi e lui siamo una singola cosa. In questa identità da solo risiede la possibilità che le nostre piccole anima possono unire alle grandi anima e diventare grande con loro, nell'universalità dello spirito.

_Analogy [di Sidenote] con le altre attività. _

Rileviamo nel passaggio che che cosa è stato detto dell'estetico il _judgment_ giudica buon ugualmente per ogni altra attività e per ogni altro giudizio; e quella critica scientifica, economica ed etica è effettuata in modo simile. Per limitarsi al questo ultimo, è soltanto se ci disponiamo idealmente nelle stesse circostanze in cui che ha preso una risoluzione data si è trovato, quelle noi possiamo formare un giudizio se la sua risoluzione era morale o immorale. Un'azione rimarrebbe al contrario incomprensibile e quindi impossible giudicare. Un omicidio può essere lle briccone o un eroe: se questo è, entro i limiti, indifferenti per quanto riguarda la sicurezza della società, che condanna entrambi agli stessi punizione, non è indifferente a lui che desidera distinguere e giudicare dal punto di vista morale e non possiamo erogare con lo studio ancora della psicologia specifica dell'omicidio, per determinare la natura allineare del suo documento legale, non soltanto nel relativo giudiziario, ma anche nella relativa funzione morale. Nell'etica, un gusto o un tatto morale a volte si riferisce a, che rispondono a a che cosa generalmente è denominato la coscienza morale, cioè, all'attività in se della benevolenza.