Piuttosto mostriamo come il contenuto della storia viene ad essere distinto da quella dell'art. La distinzione è secondaria. La relativa origine sarà trovata in che cosa già è stato osservato quanto al carattere ideale dell'intuizione o della prima percezione, in cui tutto è reale e quindi niente è reale. La mente forma i concetti di esterno e di interno ulterioramente, poichè fa quelle di che cosa è accaduto e di che cosa è voluto, di oggetto e dell'oggetto, e simili. Così distingue storico dall'intuizione non-storica, il _real_ dal _unreal_, immaginazione reale dall'immaginazione pura. Anche i fatti interni, che cosa è voluto ed immaginato, castelli nell'aria ed i paesi di Cockagne, hanno loro realtà. L'anima, anche, ha relativa storia. Le sue illusioni fanno parte della biografia di ogni individuo. Ma la storia di un'anima specifica è la storia, perché in esso è sempre attiva la distinzione fra il reale e l'irreale, anche quando il reale è le illusioni essi stessi. Ma questi concetti distintivi non compaiono nella storia come fanno i concetti scientifici, ma piuttosto come quelli che abbiamo veduto dissolto e fuso nelle intuizioni estetiche, anche se si levano in piedi fuori nella storia in un rilievo complessivamente nuovo. La storia non costruisce i concetti con reale ed irreale, ma le usa. La storia, infatti, non è la teoria della storia. L'analisi concettuale pura è inutile nel rend contoere se un evento nelle nostre vite era reale o immaginario. È necessario da riprodurre le intuizioni nella mente nella forma più completa, come erano al momento di produzione, per riconoscere il soddisfare. Il Historicity è distinto nel calcestruzzo dall'immaginazione pura soltanto mentre un'intuizione è distinta da un altro: nella memoria.
[Sidenote] critica _Historical. _ [Sidenote] scetticismo _Historical. _
Dove questo non è possibile, a causa delle tonalità fragili e momentanee fra le intuizioni reali ed irreali, che confondono quello con l'altro, dobbiamo l'uno o l'altro rinunciare a, per il tempo almeno, la conoscenza di che cosa realmente è accaduto (e questo facciamo spesso), o dobbiamo regredire sulla congettura, la verosimiglianza, probabilità. Il principio di verosimiglianza e di probabilità domina in effetti tutta la critica storica. L'esame delle fonti e dell'autorità è orientato verso instaurazione della prova più credibile. E che cosa è la prova più credibile, a parte il fatto che di migliori osservatori, cioè, di coloro che si ricorda il più bene e (sia capito) non hanno voluto falsificare, né ha avuto interesse nella falsificazione della verità delle cose? Da questa segue che lo scetticismo intellettuale lo trova facile negare la certezza di tutta la storia, dato che la certezza della storia non è mai quella di scienza. La certezza storica è composta di memoria e di autorità, non di analisi e di dimostrazione. Per parlare di induzione o della dimostrazione storica, è di fare un uso metaforico di queste espressioni, che sopportano abbastanza un significato differente nella storia a quello che sopportano nella scienza. La convinzione dello storico è il undemonstrable la convinzione del juryman, che ha sentito i testimoni, ha ascoltato attentamente al caso ed al cielo pregato per ispirarlo. A volte, senza dubbio, si sbaglia, ma gli errori sono in una minoranza trascurabile rispetto alle occasioni quando ottiene la verità. Ecco perché il buon senso è di destra contro i intellectualists, dentro credendo nella storia, che non è “una favola accordata su,„ ma quella che l'individuo e l'umanità ricordino del loro passato. Ci sforziamo di ingrandire e rendere preciso quanto possibile questa annotazione, che in alcuni posti è fioca, in altri molto chiari. Non possiamo fare a meno di esso, come esso siamo e preso complessivamente, è ricca di verità. In uno spirito del paradosso soltanto, può un dubbio se ci fosse mai la Grecia o Roma, un Alexander o un Caesar, un'Europa feudale rovesciata da una serie di giri, che sul prima del novembre 1517 le tesi di Luther sono state vedute fissi al portello della chiesa di Wittenberg, o che il Bastile è stato preso dalla gente di Parigi sul quattordicesima del luglio 1789.
Piuttosto mostriamo come il contenuto della storia viene ad essere distinto da quella dell'art. La distinzione è secondaria. La relativa origine sarà trovata in che cosa già è stato osservato quanto al carattere ideale dell'intuizione o della prima percezione, in cui tutto è reale e quindi niente è reale. La mente forma i concetti di esterno e di interno ulterioramente, poichè fa quelle di che cosa è accaduto e di che cosa è voluto, di oggetto e dell'oggetto, e simili. Così distingue storico dall'intuizione non-storica, il _real_ dal _unreal_, immaginazione reale dall'immaginazione pura. Anche i fatti interni, che cosa è voluto ed immaginato, castelli nell'aria ed i paesi di Cockagne, hanno loro realtà. L'anima, anche, ha relativa storia. Le sue illusioni fanno parte della biografia di ogni individuo. Ma la storia di un'anima specifica è la storia, perché in esso è sempre attiva la distinzione fra il reale e l'irreale, anche quando il reale è le illusioni essi stessi. Ma questi concetti distintivi non compaiono nella storia come fanno i concetti scientifici, ma piuttosto come quelli che abbiamo veduto dissolto e fuso nelle intuizioni estetiche, anche se si levano in piedi fuori nella storia in un rilievo complessivamente nuovo. La storia non costruisce i concetti con reale ed irreale, ma le usa. La storia, infatti, non è la teoria della storia. L'analisi concettuale pura è inutile nel rend contoere se un evento nelle nostre vite era reale o immaginario. È necessario da riprodurre le intuizioni nella mente nella forma più completa, come erano al momento di produzione, per riconoscere il soddisfare. Il Historicity è distinto nel calcestruzzo dall'immaginazione pura soltanto mentre un'intuizione è distinta da un altro: nella memoria.
[Sidenote] critica _Historical. _ [Sidenote] scetticismo _Historical. _
Dove questo non è possibile, a causa delle tonalità fragili e momentanee fra le intuizioni reali ed irreali, che confondono quello con l'altro, dobbiamo l'uno o l'altro rinunciare a, per il tempo almeno, la conoscenza di che cosa realmente è accaduto (e questo facciamo spesso), o dobbiamo regredire sulla congettura, la verosimiglianza, probabilità. Il principio di verosimiglianza e di probabilità domina in effetti tutta la critica storica. L'esame delle fonti e dell'autorità è orientato verso instaurazione della prova più credibile. E che cosa è la prova più credibile, a parte il fatto che di migliori osservatori, cioè, di coloro che si ricorda il più bene e (sia capito) non hanno voluto falsificare, né ha avuto interesse nella falsificazione della verità delle cose? Da questa segue che lo scetticismo intellettuale lo trova facile negare la certezza di tutta la storia, dato che la certezza della storia non è mai quella di scienza. La certezza storica è composta di memoria e di autorità, non di analisi e di dimostrazione. Per parlare di induzione o della dimostrazione storica, è di fare un uso metaforico di queste espressioni, che sopportano abbastanza un significato differente nella storia a quello che sopportano nella scienza. La convinzione dello storico è il undemonstrable la convinzione del juryman, che ha sentito i testimoni, ha ascoltato attentamente al caso ed al cielo pregato per ispirarlo. A volte, senza dubbio, si sbaglia, ma gli errori sono in una minoranza trascurabile rispetto alle occasioni quando ottiene la verità. Ecco perché il buon senso è di destra contro i intellectualists, dentro credendo nella storia, che non è “una favola accordata su,„ ma quella che l'individuo e l'umanità ricordino del loro passato. Ci sforziamo di ingrandire e rendere preciso quanto possibile questa annotazione, che in alcuni posti è fioca, in altri molto chiari. Non possiamo fare a meno di esso, come esso siamo e preso complessivamente, è ricca di verità. In uno spirito del paradosso soltanto, può un dubbio se ci fosse mai la Grecia o Roma, un Alexander o un Caesar, un'Europa feudale rovesciata da una serie di giri, che sul prima del novembre 1517 le tesi di Luther sono state vedute fissi al portello della chiesa di Wittenberg, o che il Bastile è stato preso dalla gente di Parigi sul quattordicesima del luglio 1789.